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Dietro la protesta anti Gelmini un vuoto di idee

November 10, 2008

Si chiacchiera. La turbolenza degli studenti rischia di essere solo un’occasione perduta. Ti aspetti che le luci sull’università servano a mettere a nudo la cancrena di un sistema vecchio, medievale, specchio di una società paludosa. Era l’unica cosa buona di questi giorni d’autunno. E invece nulla. La protesta è una festa e l’alibi per l’opposizione per dire: siamo ancora vivi.
A Castel Volturno, terra di Gomorra e kalashnikov, si riuniscono gli stati generali della scuola del Sud. Ci sono 1600 persone, studenti, professori, sindaci e politici. Ci sono Miriam Makeba ed Edoardo Bennato, che cantano l’orgoglio di chi non sta con gli assassini. È vero, le scuole del Casertano sono l’ultimo presidio contro la camorra. Ma tutto questo non basta. Non risolve il problema. C’è qualcosa di non chiarito nella rivolta degli studenti. La loro strategia politica, fino ad ora, è reazionaria. Stanno lì e dicono: non si tocca nulla. Non attaccano la Gelmini perché è stata troppo timida nella riforma, ma perché ha osato mettere le mani in un micromondo in agonia.
È questo che davvero non si capisce. Non c’è una «controriforma», un’alternativa. Non c’è dialogo. La Gelmini ha detto: facciamo la riforma dell’università. La risposta è lo sciopero del 14 novembre. È come giocare a testa bassa. Nessuno che abbia voglia di alzare la testa e guardare l’orizzonte.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305070

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